Il 13 Settembre 1995 avevo sedici anni.
Era mercoledì, la mattina seguente la sveglia sarebbe suonata alle sei e un quarto per andare da M. a Vasto, in autobus, uno di quei primi giorni dell’anno di liceo in cui un po’ (solo un po’) hai voglia di tornare a scuola.
Il 13 Settembre 1995, intorno alle 21.30, un ragazzetto di 21 anni che si chiama Alessandro Del Piero si inventa una giocata che avrebbe portato per sempre il suo nome, segnando il gol del 2-0 per la Juventus a Dortmund, contro il Borussia.
Al 69′ un tale Antonio Conte segna di testa il terzo gol per la Juventus.
Il 13 Settembre 1995, seduto con mio padre sul divano davanti allo scatolone tv a tubo catodico, le emozioni sono amplificate, me le ricordo ancora. In più c’era la sensazione che questo ragazzetto di 21 anni l’avrei portato con me, orgoglioso per averlo nella mia squadra, dopo i primi deludentissimi anni di miei ricordi calcistici di un ragazzo nato nel 1979, ricordi nei quali non ho fatto in tempo ad imprimere Platini.
A quella serata speciale ne sono seguite molte altre, mi ricordo che iniziavo a guardare la partita sentendo che ne avrebbe sparato un altro, di tiri a girare sotto al 7 opposto, da lì a momenti. E la magia era che succedeva davvero!
Oggi ho 32 anni. Il doppio di allora. Sono passate stagioni bellissime e altre meno, gol fantastici come quello e altri semplici ma non meno importanti.
Probabilmente è l’ultimo anno di Del Piero alla Juventus, ma il gol segnato ieri sera contro la Roma, il primo nel nuovo stadio, non poteva che essere segnato allo stesso modo: tiro a giro nel 7 opposto e non importa se l’ha fatto con la maglietta di Hello Kitty invece di quella bianconera.
Un’altra magia, un altro momento speciale per il quale non si può dire che “Grazie, Alex, numero 10″.